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23|08|2016

IL LATO OSCURO DELLA FORZA

George Lucas definendo il “male” come il lato oscuro della forza, ha dato corpo alla dinamica per cui gli opposti sono parte di un’unità più profonda e che, anche se di primo acchito possono sembrare estremi di una dinamica antagonista, la vera forza arriva in realtà dal bilanciamento di questi due poli.  

 

Essi rappresentano due facce della stessa medaglia, l’uno completa l’altro e sono parte di una unità più profonda.

 

In altri termini, la “forza” ha un lato oscuro che contribuisce ed è essenza della forza stessa e i due opposti sono interdipendenti, hanno origine reciproca e l’uno non può esistere senza l’altro.

 

Comprendere questo e accettarlo può non essere banale soprattutto per noi occidentali che culturalmente siamo stati abituati ad etichettare un opposto come “buono” o “cattivo” e tendenzialmente a osteggiare, nascondere o rifiutare la parte “cattiva”, perché “non giusta” e “non accettabile”.

 

Quando si tratta di aspetti di noi che non ci piacciono o che riteniamo “cattivi”, spesso infatti la nostra reazione è quella di volerli eliminare, cancellare, dimenticare o di compensare per dare pace alla nostra coscienza. Questo però innesca in realtà una spirale di violenta opposizione interna, una sorta di lotta al “nemico” che distoglie importanti energie al nostro percorso e che in ultima istanza ci allontana da una piena conoscenza del nostro Io Profondo.

 

Carl Gustav Jung diceva che “l’inconscio è sempre intento a compensare le inclinazioni e pregiudizi del conscio” proprio per definire questa guerra interna che culturalmente abbiamo.

 

Quello che in realtà fa di una cosa un “demone” è la nostra relazione con essa e la nostra reazione ad essa; in sostanza siamo noi a trasformare la nostra rabbia, la nostra frustrazione, il nostro dolore, il nostro senso di colpa, di vergogna e così via in un “demone” che vogliamo estirpare e cancellare.

 

E’ importante riconoscere invece che anche quand’anche riuscissimo a sconfiggere o sopprimere l’energia problematica, il “demone” appunto, questo ci toglierebbe anche la possibilità di sfruttarla positivamente, perché all’interno dei problemi o dei sentimenti che pensiamo “sbagliati”, vi sono in realtà le energie di cui abbiamo bisogno per riuscire nella nostra vita.

 

In altre parole, se sconfiggiamo il “nemico” in realtà stiamo sconfiggendo noi stessi perché è la totalità a costituire il nostro Io Profondo.

 

Noi siamo nella nostra interezza e ciò che il nostro Io Profondo sviluppa è sempre parte, e funzionale, al nostro personale progetto di vita.

 

La soluzione è quindi percepire la risorsa che si cela nel problema, la gemma nella roccia.

 

Per trasformare una cosa, prima di tutto è necessario smettere di cercare di cambiarla bensì focalizzarsi nel creare uno spazio nel quale queste due parti complementari possano passare da una condizione di scontro ad una di equilibrio, uno spazio nel quale entrambe condividono un ruolo fondamentale.

Esse infatti non sono antagoniste ma spesso espressione diversa di uno stesso bisogno.

 

Il nostro dialogo interno quindi deve passare dal “cosa c’è di sbagliato in me?” o “cosa voglio nascondere?” o “di cosa mi vergogno?” ad una esplorazione dell’intenzione positiva “cosa mi vuole dire il mio essere?”, “quale è l’intenzione positiva?”, “da cosa mi sta proteggendo?”, “a quale cambiamento mi sta avvicinando?”.

 

La questione diventa perciò accettare che ognuno di noi è un essere speciale in grado e in diritto, di brillare e che la luce è originata da ogni nostra parte.

 

La poetessa Marianne Williamson, nella poesia che Mandela lesse durante il suo insediamento, recita “La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è di essere potenti oltre ogni limite. E’ la luce che è in noi, e non la tenebra, a spaventarci di più…ma quando permettiamo che la nostra luce brilli, inconsciamente diamo alle altre persone il permesso di fare altrettanto”.

 

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