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27|09|2016

EVA CONTRO EVA O QUESTIONE DI PROSPETTIVE

Sto seguendo con attenzione e interesse i palleggiamenti in corso su varie testate giornalistiche sulla questione della "mamma lavoratrice" e non solo in quanto mamma lavoratrice appunto ma soprattutto come coach e appassionata di linguistica e PNL.

La prima lettera della "mamma lavoratrice" che sentiva di non adempiere ai suoi obblighi (la parola utilizzata dalla suddetta mamma preferisco non utilizzarla appunto perché amante della linguistica)  aveva suscitato in me un grandissimo sconforto ma soprattutto una riflessione profonda.

 

Come coach dedico grande parte del mio lavoro proprio all’accompagnare le mamme nel loro personale percorso verso la felicità e su questo argomento è in uscita a breve un mio libro; leggere perciò che una persona possa sentire tutto quel groviglio di emozioni mi ha toccata profondamente e fatto capire che la vera questione non è solo culturale, come dice Severgnini nella sua risposta alla signora ma essenzialmente e principalmente di prospettive o come diciamo noi in PNL di interpretazione dell’esperienza soggettiva.

Ebbene si la questione è proprio questa: come TU vedi il mondo e come TU lo interpreti soggettivamente. Questo vuol dire che lo stesso accadimento da una persona viene vissuto ed interpretato in modo mentre da qualcun altro in modo diverso o ancora, che lo stesso episodio vissuto dalla stessa persona in momenti diversi può provocare sensazioni e reazioni diverse.

Da cosa dipende tutto questo? Da due elementi: primo dall’insieme di convinzioni e/o valori che abbiamo dentro di noi (più o meno consciamente), secondo dal nostro stato emotivo in quel preciso momento.

Se sulla seconda ipotesi è assolutamente facile e immediato lavorare –per questo ci sono tanti libri e tanti corsi tra cui i miei- sulla questione delle convinzioni e dei valori, il lavoro è più profondo e delicato.

Quando noi sentiamo di “non essere adeguati” la questione è che nella nostra testa ci sono immagini e standard di prestazione che, a nostro avviso, non sono stati raggiunti.

Le domande da porsi diventano perciò: quale immagine ho di me? Cosa ritengo debba fare una mamma (lavoratrice o meno) per essere all’altezza?

Già arrivare a queste risposte è un lavoro meraviglioso e molto utile; il punto che personalmente ritengo cruciale e che può davvero portare alla libertà di essere il genitore che desideri è capire chi o cosa ci ha messo in testa quell’immagine, quello standard e domandarsi se rispecchia realmente noi stessi e il nostro modo di interpretare e sentire la nostra genitorialità.

 

Io mi sento una mamma felice, realizzata e serena. E’ possibile.

Alza la testa e guarda intorno a te le cose meravigliose che hai nella vita anziché tenere la testa bassa su eventuali difficoltà. Ti abbraccio forte cara mamma lavoratrice.

 

 

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