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21|01|2017

PAROLE E GENITORI

Le parole sanno fare magie e chi vi scrive è una grandissima appassionata di linguistica, perché ha provato sulla propria pelle come utilizzare parole “buone”, cambi realmente, sostanzialmente e immediatamente il nostro modo di vedere il mondo e quindi le emozioni che proviamo la maggior parte del tempo.

 

Le parole che pronunciamo e che ascoltiamo determinano le nostre emozioni, danno forma alle nostre convinzioni e conducono alle nostre decisioni ma nonostante tutte le parole che usiamo ogni giorno, raramente siamo consapevoli dell’impatto (positivo o negativo) che queste hanno su di noi e su chi ci sta vicino.

 

Nel mio lavoro di coach con le mamme, ma anche nel lessico comune e in molti articoli, spesso si parla della “fatica di essere genitore”.

Vivere la genitorialità con un focus sulla “fatica” inevitabilmente proietta al nostro interno delle immagini e sensazioni di fatica e questo porta il nostro cervello a sviluppare delle emozioni ad essa correlate come la pesantezza, la stanchezza, la mancanza di libertà.

Con queste emozioni e sensazioni dentro di noi, la nostra esperienza di genitore sarà conseguentemente di “fatica” o di “sopravvivenza”, perché i nostri atteggiamenti, più o meno consapevolmente, ci porteranno verso la fatica.

 

Quello che dici poi fai. Nessuna magia.

 

Questa è la vera essenza del vocabolario trasformazionale: le parole che applichiamo alla nostra esperienza, “diventano” la nostra esperienza.

 

Quindi ti domando subito:

 

  • Che parola vuoi associare alla tua esperienza da genitore?
  • Che parola utilizzi per descrivere il tuo rapporto con i figli?

 

Un altro punto di riflessione (cibo per la tua mente!): per la maggior parte di noi, utilizzare frasi che iniziano con “devo” , più che infonderci voglia di fare, ci suscitano il desiderio di fuggire e ci trasmettono una sensazione di pesantezza e fatica.

 

Il concetto di dover fare qualcosa è spesso ancora legato al ricordo spiacevole dei compiti che bisognava svolgere a scuola, che spesso erano per noi incomprensibili e non certo legati a vantaggi immediati e che ci venivano imposti dai professori e dai nostri genitori.

 

Vero è che tutti noi abbiamo tante attività da svolgere nell’arco della giornata e che alcune non abbiamo la piena facoltà di sceglierle  e altre faremmo  anche volentieri a meno di farle, come ad esempio pagare le bollette o fare interminabili file per qualche documento, ce ne sono però tante altre che seppur piacevoli o legate alla vita con i nostri cari, andiamo spesso a etichettare comunque con “devo”.

 

“Devo andare all’INPS per ritirare un documento” è ben diverso da “devo accompagnare mio figlio all’allenamento di calcio”.

 

Questo utilizzo della parola “devo” appiattisce le nostre emozioni e mette due esperienze diverse sullo stesso piano.

 

INPS e allenamento di calcio di tuo figlio, sono sullo stesso piano per te?

 

Le parole fanno magie, SCEGLILE CON CURA!

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